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Terme di Flavio Vespasiano

La Storia

Le antiche terme, ancora visibili nel territorio del comune di Cittaducale (località Caporio-Cesoni), sfruttavano sorgenti d’acqua le cui proprietà curative erano conosciute anche dagli antichi. In particolare Strabone ricorda l’effetto terapeutico delle acque ghiacciate di Cutilia utilizzate sia per bere, sia per i bagni.

Il sito, collegato al lacus Cutiliae ed al mitico popolo dei Pelasgi, era considerato da Varrone Umbilicus Italiae. Il vicus dove sorgevano le terme è menzionato in più occasioni ed è collegato a fatti importanti, quali la marcia di Annibale verso Roma e la morte dell’imperatore Vespasiano, originario della Sabina e frequentatore abituale delle terme, avvenuta nel 79 d.C., proprio per aver abusato di queste acque troppo fredde. Egli risiedeva in una grande villa, forse quella i cui resti sono ancora visibili in località Ortali, dove sarebbe morto due anni dopo anche il figlio Tito.

Il complesso termale vero e proprio, articolato in quattro successivi terrazzamenti, ha inizio dalla via detta Strada Vecchia, che ricalca in modo approssimativo il tracciato della Salaria romana, con un fronte di circa 300-400 m, compreso fra la diruta chiesa di S. Maria dei Cesoni ed il canale della centrale idroelettrica di Cotilia, che ha tagliato una parte delle strutture. I resti monumentali visibili sono riferibili al secondo terrazzo, oggetto sia di rinvenimenti, sia di vere e proprie campagne di scavo e restauro succedutesi dal 1969 al 1986.

Al centro è stata scoperta, anche se solo parzialmente, una grande piscina (m 60 x m 24) ricavata nel banco affiorante e regolarizzata solo in alcuni punti con opere in muratura; si tratta con molta probabilità della natatio, accessibile da ripide scalette poste simmetricamente sui lati lunghi. Lo scavo ha portato alla luce uno spesso strato di deposito calcareo, mentre non sussistono, ad eccezione di tracce sul bordo di cocciopesto, elementi pertinenti alla pavimentazione della vasca che, data la natura della sorgente, doveva essere utilizzata a scopo terapeutico. Sui lati erano diversi ambienti articolati con un fronte composito di cui attualmente sono conservati solo i lati nord ed est, le cui strutture raggiungono i m 5 di altezza. Sulla facciata settentrionale, lunga m 76,9 si aprono alternativamente nicchie rettangolari e semicircolari disposte ai lati di un ambiente a pianta rettangolare e con abside sul lato di fondo, il punto focale dell’articolazione della parete.  La presenza nell’abside di otto aperture relative ad altrettante bocche d’acqua, il cui getto doveva confluire in una piccola vasca, ha permesso di identificare questo ambiente come un ninfeo del tipo detto “a camera absidata”. Dietro questo prospetto è un corridoio, coperto a volta, che corre per tutta la lunghezza parallelo al fronte. La costruzione di questa parte dell’edificio ha obliterato strutture precedenti, in particolare due ambienti disposti con orientamento difforme a quello del complesso.

La facciata orientale, lunga m 66,95, conserva grandi ambienti rettangolari alternati a piccole absidi e, nell’angolo nord est, la scala di accesso al piano superiore, che su questo lato si articolava con un portico-terrazza di cui restano i pilastri e parte della pavimentazione in mosaico. Lo scavo ha permesso di recuperare nel corridoio materiale decorativo quale: mosaico, intonaco dipinto, cornici marmoree ecc., mentre della vasca provengono ceramiche di vari periodi. Ad eccezione dei materiali sopra descritti e di alcuni lacerti di mosaico conservati in situ poco resta dell’apparato decorativo. Le indagini ad oggi effettuate, limitate rispetto alla notevole estensione delle terme, non permettono di comprendere appieno il funzionamento e l’articolazione strutturale dell’impianto. La tecnica costruttiva utilizzata, opera incerta, con ammorsature in blocchetti, consente di datare la costruzione tra la seconda metà del II sec. a.C. e la prima metà del I sec. a.C., anche se assai probabile una frequentazione in epoca precedente, come indicato da alcune strutture scoperte nell’angolo nord-ovest e da rari frammenti ceramici (bucchero).

Informazioni utili: Il sito si presenta abbastanza pulito (l’erba sembra tagliata di recente), tranne alcuni resti invasi dalle erbacce, comunque poco significativi, che si trovano ad un livello più basso rispetto al nucleo centrale dell’area archeologica (sono i primi visibili, dietro la ringhiera, quando si sale la strada per accedere al sito).
A livello della Salaria, appena prima della strada che porta al complesso, c’è un comodo parcheggio; una volta incamminatisi sulla strada sterrata, si incontreranno le ringhiere che delimitano l’area (sulla dx) su cui si aprono i 2 cancelli di entrata. Abbiamo trovato entrambi i cancelli chiusi, ma proseguendo oltre la fine della ringhiera, dopo poche decine di metri sulla dx, si incontra un cancello di legno, aperto, che immette in un prato collegato con l’area archeologica.

fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Aquae_Cutiliae

Terme di Vespasiano (ricostruzione 3d)