“Ecofesta” di Piè di Paterno: la Pantàsima illumina la Valle del Velino tra tradizione, comunità e memoria
Ci sono serate che si ricordano per la buona cucina. Altre per la musica. Altre ancora per la compagnia. E poi ci sono quelle rare occasioni in cui ogni elemento si unisce per raccontare l’identità di un territorio.
Sabato 25 luglio 2026, Piè di Paterno, frazione del Comune di Castel Sant’Angelo, (Rieti), nel cuore della Valle del Velino, è diventata il palcoscenico dell’Ecofesta organizzata dal Comitato Cotilia Terme, una manifestazione capace di trasformare una semplice festa di paese in un autentico viaggio tra cultura, tradizioni e senso di appartenenza.
L’evento è iniziato già nel pomeriggio con un momento dedicato ai più piccoli. Attraverso laboratori didattici, i bambini hanno potuto scoprire da vicino come nasce la Pantàsima, osservandone la costruzione e comprendendo il significato di una tradizione che rischierebbe di andare perduta senza il passaggio di conoscenze tra le generazioni. Un’iniziativa preziosa che ha trasformato la curiosità dei bambini in un’occasione per conoscere la storia del proprio territorio.
L’aspetto più bello della manifestazione è stato vedere tanti giovani impegnati nell’organizzazione dell’evento, dimostrando come il futuro delle nostre tradizioni possa continuare a vivere grazie all’entusiasmo e all’impegno delle nuove generazioni.
Con il calare della sera, la piazza si è animata grazie all’arrivo di famiglie e visitatori provenienti da tutta la provincia di Rieti, dalla Valle del Velino e anche da Roma, a testimonianza di come l’Ecofesta e il ballo della Pantàsima rappresentino ormai un appuntamento capace di attirare pubblico ben oltre i confini locali.
I profumi della cucina tradizionale hanno accolto il pubblico con gli immancabili gnocchi al sugo di castrato, preparati secondo la ricetta locale, accompagnati dalle fragranti pizze fritte, simbolo della cucina popolare che da sempre caratterizza le feste dei nostri paesi.
Ad accompagnare la serata ci hanno pensato le coinvolgenti melodie dell’organetto di Matteo Tortora, capaci di riportare la piazza alle atmosfere delle antiche feste contadine.
La Pantàsima: il fuoco che racconta la storia di un popolo
Il vero cuore dell’Ecofesta è stato il ritorno della Pantàsima, conosciuta anche come Pupazza, una delle tradizioni popolari più affascinanti e suggestive del nostro territorio.
Più che uno spettacolo, la Pantàsima rappresenta un antico rito popolare che affonda le proprie radici nella cultura contadina. Il grande fantoccio, portato a spalla dai ballerini e animato dal fuoco, diventa il simbolo della rinascita, della purificazione e della vittoria del bene sul male. Le fiamme illuminano la notte mentre la musica accompagna una danza che da generazioni emoziona chiunque abbia la fortuna di assistervi.
In un’epoca in cui molte usanze rischiano di scomparire, l’Ecofesta di Piedipaterno ha assunto un valore ancora più significativo: è stato l’unico evento della Valle del Velino a riportare in scena questa antichissima tradizione, offrendo a centinaia di persone la possibilità di riscoprirne il fascino e il profondo significato.
A dare vita alla Pantàsima sono stati Matteo Santilli e Alessandro Reisoni, protagonisti di una straordinaria esibizione che ha incantato il pubblico.
Al termine dello spettacolo, Matteo Santilli ha raccontato come questa passione gli sia stata trasmessa dal padre, Marcello Santilli, che per anni ha custodito e tramandato questa tradizione. Oggi è lui a raccoglierne l’eredità, continuando a far vivere un patrimonio culturale che appartiene all’intera comunità.
La Pariglia: il ballo delle nostre radici
Ad arricchire ulteriormente la serata è stata la Quadriglia, l’antico ballo di coppia dalle origini antichissime, uno dei simboli più autentici della cultura popolare dell’Italia centrale.
Una danza fatta di passi, sguardi e movimenti che si tramandano da generazioni e che ancora oggi riesce a coinvolgere giovani e anziani in un’unica grande festa.
Vedere ragazzi e adulti ballare insieme significa comprendere che una tradizione continua a vivere soltanto quando qualcuno sceglie di custodirla e trasmetterla.
Ed è proprio questo il messaggio più forte lasciato dall’Ecofesta: le tradizioni non appartengono al passato, ma diventano futuro quando una comunità decide di proteggerle.
Una comunità che guarda avanti senza dimenticare
L’Ecofesta di Piè di Paterno ha dimostrato come una piccola frazione possa diventare un grande esempio di valorizzazione del territorio.
Non soltanto attraverso la gastronomia e la musica, ma soprattutto grazie alla volontà di riportare alla luce usanze che rappresentano l’identità più autentica della Valle del Velino.
Manifestazioni come questa ricordano quanto sia importante investire nella cultura popolare, perché ogni tradizione tramandata è un pezzo di storia che continua a vivere.
In ricordo di Tommaso Canna
Questo articolo non vuole essere soltanto il racconto di una splendida serata.
Vuole essere anche un omaggio a Tommaso Canna, che per tanti anni ha fatto danzare la Pantàsima con passione, dedizione e amore per le tradizioni della sua terra.
Pochi mesi fa Tommaso ci ha lasciati, ma il suo ricordo continua a vivere ogni volta che la Pupazza torna ad accendersi e a danzare tra la gente.
Perché le tradizioni non vivono soltanto nei costumi, nella musica o nel fuoco.
Vivono nelle persone che decidono di custodirle.
Vivono in chi insegna ai più giovani il valore delle proprie radici.
Vivono in chi comprende che la memoria di una comunità è il patrimonio più prezioso che possiamo lasciare alle generazioni future.
Sabato sera, a Piedipaterno, non abbiamo assistito soltanto a una festa.
Abbiamo visto una comunità stringersi attorno alla propria storia, trasformando il ricordo in futuro e la tradizione in speranza.
E finché la Pantàsima continuerà a danzare sotto il cielo della Valle del Velino, anche il ricordo di chi l’ha fatta vivere per tanti anni continuerà ad accompagnarne ogni passo.
Articolo di Omar Pambianchi
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