La Rivolta dei Baroni e il privilegio di battere moneta a Cittaducale
La storia di Cittaducale si intreccia profondamente con le vicende del Regno di Napoli del XV secolo, in un’epoca segnata da conflitti dinastici, rivolte baronali e mutamenti politici che cambiarono il volto dell’Italia meridionale.
Il contesto storico
Alla morte della regina di Napoli Giovanna II d’Angiò, nel 1435, si estinse la casata degli Angiò-Durazzo. Salì al trono Renato di Valois-Angiò, con il nome di Renato I, fratello di Luigi III, designato erede dalla regina ma morto un anno prima. Renato fu il primo e ultimo re di Napoli della casata Valois-Angiò e il suo regno, durato appena sette anni, fu travagliato dal conflitto con Alfonso V d’Aragona, che rivendicava i propri diritti dinastici.
Nel 1442 Alfonso conquistò Napoli e vi regnò fino al 1458, quando gli succedette il figlio illegittimo Ferdinando Trastàmara d’Aragona, detto Ferrante, incoronato re di Napoli con il nome di Ferdinando I.
La rivolta dei baroni
La successione di Ferrante non fu indolore: il papa Callisto III lo dichiarò illegittimo e vacante il trono, ma il successore Papa Pio II lo riconobbe come legittimo sovrano, incoronandolo a Barletta il 4 febbraio 1459.
In questo clima di incertezza, Giovanni di Lorena, figlio di Renato I, tentò di riconquistare il trono napoletano approfittando del malcontento dei baroni. Dopo iniziali successi, fu sconfitto grazie all’aiuto di Alessandro Sforza, Papa Pio II e soprattutto del condottiero albanese Giorgio Castriota Scanderbeg, legato da fedeltà alla memoria di Alfonso V.
Nel 1462 Giovanni di Lorena fu costretto a ripiegare verso la Provenza e i baroni ribelli pagarono cara la loro scelta: le loro terre furono confiscate.
I privilegi concessi a Cittaducale
Ferrante, generoso con i fedeli e inflessibile con i ribelli, premiò le città rimaste leali. In particolare, Cittaducale (Civitas Ducalis) ottenne un privilegio unico:
il diritto di battere moneta propria;
la concessione di portare al pascolo ogni sorta di bestiame anche fuori dal Regno, senza dover pagare tasse o diritti.
Dal 1459 al 1461, la zecca di Civitas Ducalis coniò tre monete:
Doppio bolognino: 19 mm, circa 1,24 g in argento;
Quattrino: 16 mm, circa 0,75 g in lega di rame;
Denaro: 13 mm, circa 0,43 g in mistura di rame, ferro e argento (detta biglione).
Questi privilegi segnarono un periodo di prosperità per la città, rafforzandone l’autonomia economica e l’importanza strategica.
La Sala dei Baroni
Il regno di Ferrante, però, rimase segnato da continue tensioni. Nel 1485 un nuovo tentativo di rivolta baronale fu stroncato con durezza. Con un inganno, Ferrante invitò i nobili ribelli a Castelnuovo, a Napoli, con il pretesto di una festa di nozze. Una volta riuniti nella Sala del Trono, furono arrestati e molti giustiziati. Da allora, quel luogo prese il nome di Sala dei Baroni.
Conclusione
La vicenda della “Rivolta dei Baroni” e i privilegi concessi a Cittaducale testimoniano come la fedeltà politica e le strategie di potere abbiano plasmato la storia dei nostri territori. Oggi, ricordare quegli eventi significa riscoprire le radici storiche di una comunità che, già nel Quattrocento, ebbe un ruolo di rilievo nel più ampio scenario del Regno di Napoli.
Ricerca a cura di Patrizia Munzi
Un sentito ringraziamento a Virgilio De Michele per il prezioso contributo.
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